EUROPEAN CHIPS ACT: L’EUROPA ALLA RICERCA DELL’AUTONOMIA

L’European Chips Act prevede il sostegno pubblico agli impianti di produzione europei per raggiungere la sovranità digitale.

Si è capito finalmente che senza investimenti pubblici l’Europa non può competere con i giganti asiatici.

di Salvatore Recupero

L’otto febbraio la Commissione Europea ha proposto l’European Chips Act (1). Si tratta di “una serie completa di misure per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, e la leadership tecnologica dell’UE nelle tecnologie e nelle applicazioni dei semiconduttori”. 

Non si bada a spese. Il progetto “mobiliterà oltre 43 miliardi di euro diinvestimenti pubblici e privati ​​e stabilirà misure per prevenire, preparare, anticipare e rispondere rapidamente a qualsiasi futura interruzione delle catene di approvvigionamento, insieme agli Stati membri e ai nostri partner internazionali. L’obiettivo è raddoppiare l’attuale quota di mercato (passando dal 10% al 20%) entro il 2030.

Finalmente l’Ue si è svegliata, ma non sarà facile recuperare il terreno perduto in questi anni.

European Chips Act 

L’European Chips Act si snoda in tre direzioni. In primis, con il Chips for Europe Initiative verranno messi a disposizione 11 miliardi di euro per rafforzare la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione esistenti. 

In secundis, viene creato il Chips Fund. Un fondo che faciliterà l’accesso ai finanziamenti per le start-up per aiutarle a maturare le loro innovazioni e attrarre investitori. Ci sarà anche uno strumento di investimento azionario dedicato ai semiconduttori nell’ambito di InvestEU per sostenere le PMI facilitando la loro espansione del mercato. 

Infine, verrà creato “un meccanismo di coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione per monitorare l’offerta di semiconduttori, stimare la domanda e anticipare le carenze”. Questo è quello che possiamo leggere nella nota stampa della Commissione (2). 

Ciò che conta però è una sola cosa: per la prima vola si modificano le regole sugli aiuti di Stato per dare il sostegno pubblico ai primi impianti di produzione e non solo.

Siamo di fronte ad un cambio di passo già annunciato all’ultimo forum di Davos (3) da Ursula Von Der Leyen (3). Quest’ultima in quell’occasione ha spiegato che: Non esiste digitale senza chip. E il fabbisogno europeo di chip raddoppierà nel prossimo decennio. Questo è il motivo per cui dobbiamo alzare radicalmente il gioco dell’Europa sullo sviluppo, la produzione e l’uso di questa tecnologia chiave”.

Gli ostacoli tecnici

La domanda che tutti ci siamo posti quando è iniziata la crisi dei semiconduttori (4) è: perché non iniziamo a produrli? La risposta non è così scontata. Non basta mettere in piedi delle fabbriche di microchip, non sono chioschi per la limonata. E poi a quali tipo di chip dobbiamo dare la precedenza?

I semiconduttori (è un po’ banale dirlo, ma va chiarito) non sono tutti uguali. Senza entrare nei tecnicismi, il settore dell’elettronica di consumo chiede componenti il più piccole possibili e dalla massima efficienza, mentre quello automotive componenti sempre piccole, ma longeve e dalla capacità di operare in condizioni estreme. Ma anche se scegliessimo il settore su cui puntare sarebbe difficile ottenere grandi risultati in poco tempo. Possono volerci anche cinque anni per far entrare un stabilimento di chip in piena capacità produttiva. È più semplice mettere su una fabbrica per automobili. Produrre un’auto, infatti, richiede dalle 15 alle 30 ore. Sui semiconduttori il discorso è diverso: dalla progettazione all’’installazione possono passare anche cinque mesi. Ecco perché l’onda lunga del chip crunch ha travolto il settore automobilistico. Ovviamente i produttori non sono rimasti con le mani in mano, ma i loro sforzi non sono bastati.

Si pone, poi, il problema delle materie prime. L’Europa è carente in questo senso, ma ci sono anche fattori più strettamente legati alla produzione.

Qualcosa si muove già in Italia

In Europa, dove si producono più chip per auto che per l’elettronica di consumo, ci sono pochissime fabbriche in grado di miniaturizzare le componenti per cui la fornitura deve necessariamente provenire dall’Asia che, ovviamente, dà la precedenza ai propri mercati. Ad alimentare la crisi attuale poi si aggiungono altri fattori, come quello dell’aumento dei costi di trasporto via mare. La produzione globale si blocca in colli di bottiglia.

Ma c’è anche una luce in fondo al tunnel. E per nostra fortuna si trova nel cuore della Brianza.

 Nel Vecchio Continente, infatti, sono due i colossi che si dividono il mercato dei microchip: da una parte la tedesca Infineon, dall’altra la STMicroelectronics, produttore italo-francese di semiconduttori. Quest’ultima ha appena investito 2 miliardi di dollari (1,64 miliardi di euro) ad Agrate Brianza per realizzare uno stabilimento best in class in grado di produrre, per la prima volta anche in Italia, wafers in silicio da 300 millimetri di diametro. Il progetto è del 2018, ma ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi. 

La prima fase di costruzione dell’impianto di Agrate è stata completata e parte dei macchinari sono già stati installati all’interno. È stata allestita la cosiddetta “camera bianca” all’interno della quale si lavora il silicio, fondamentale per la produzione dei wafer, ognuno dei quali è composto da circa 1.000 chip. L’impianto sarà operativo entro la fine del primo trimestre del 2022, ma la massima capacità produttiva verrà raggiunta nel 2024. Quindi le case automobilistiche dovranno attendere almeno fino al 2023 per avere i semiconduttori da installare nelle proprie autovetture.

STM avrebbe già messo in programma un’ulteriore investimento per l’espansione della fabbrica.  L’obiettivo è ampliare la camera bianca dagli attuali 8.500 m2 a quasi 15.000, con i lavori che andranno avanti fino a tutto il 2026. In base alla domanda di mercato, la fabbrica potrà poi diventare ancora più grande. 

Questa dunque è una prima risposta europea (anche se c’è un’alleanza con l’israeliana Tower Semiconductor) (5) al chip crunch. Ma non si tratta di un miracolo.

I vincoli burocratici

Nel 1998, l’Europa produceva il 22% dei semiconduttori mondiali. Nel 2019, la quota è scesa all’8%. Qual è stato il motivo di tale crollo? Semplice: è praticamente impossibile competere con i colossi asiatici che beneficiano della burocrazia e degli incentivi governativi a parità di business. Il costo potenziale a lungo termine di un investimento in una fabbrica di wafer in Europa è del 33% superiore a quello che si avrebbe in Corea del Sud e del 43% superiore rispetto a Taiwan.

In Europa finora l’ostacolo principale sono state le direttive che regolarizzano la concorrenza all’interno dell’UE e che vietano di servirsi degli aiuti di Stato per posticipare i costi di produzione, ammettendo solamente incentivi alla ricerca. Ma ora, a detta della Von Der Leyen, si cambierà direzione. Il Chips Act prevede il sostegno pubblico alla produzione.  Si è capito finalmente che senza investimenti pubblici europei non si può competere. 

I dogmi del libero mercato per una volta vanno a farsi benedire in nome dell’interesse europeo. E questa, è una buona notizia.

1. European Chips Act: Communication, Regulation, Joint Undertaking and Recommendation European Commission.  08 February 2022 Brussels https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/european-chips-act-communication-regulation-joint-undertaking-and-recommendation 

2. Digital sovereignty: Commission proposes Chips Act to confront semiconductor shortages and strengthen Europe’s technological leadership.  Press release 08 February 2022 Brussels https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_22_729 

3. “There’s no digital without chip”: New European Chips Act announced. The Davos Agenda 20 Gennaio 2022 https://www.weforum.org/agenda/2022/01/theres-no-digital-without-chips-new-european-chips-act-announced 

4. Crisi dei semiconduttori: ecco gli effetti della carenza di microchip. Centro Studi Polaris, maggio 2021 https://www.centrostudipolaris.eu/2021/05/20/crisi-dei-semiconduttori-ecco-gli-effetti-della-carenza-di-microchip/ 

5. Tower Semiconductor accelera su Agrate di Luca Orlando. Il Sole 24 Ore 23 novembre 2021 https://www.ilsole24ore.com/art/tower-semiconductor-accelera-agrate-AEsTtjy