CRISI DEI SEMICONDUTTORI: ECCO GLI EFFETTI DELLA CARENZA DI MICROCHIP

La carenza dei semiconduttori sta mettendo a nudo le carenze dell’attuale catena di valore. È necessario un cambio di passo per la sovranità digitale

di Salvatore Recupero

Il microchip è un supporto rigido di materiale semiconduttore, di ridottissime dimensioni, sul quale è stampato un circuito elettronico integrato che ospita il processore dei calcolatori elettronici. Questa è la definizione data dalla Treccani. Se ci fermassimo alla definizione enciclopedica, potremmo pensare che si tratti di qualcosa che non riguarda la nostra vita quotidiana. Niente di più sbagliato. I semiconduttori sono la struttura materiale che permette il funzionamento di televisori, smartphone, auto, frigoriferi, perfino aeroplano. Se cominciano a scarseggiare, è un problema per tutti. 

Perché scarseggiano i microchip?

Il microchip non va confuso con i potenti chip per esempio della Intel. In questo caso, come spiega bene un approfondimento dell’Agi, (1) si tratta di “un elemento semplicissimo, che ha l’unico scopo di trasmettere le informazioni base per illuminare lo schermo di un qualsiasi smartphone, o di un monitor di un cruscotto”. 

L’avvento della pandemia da Covid-19 ha fatto crescere la richiesta di dispositivi elettronici più potenti per motivi di lavoro, di studio o di svago. Con il lockdown, pc e cellulari ci tenevano in contatto con il mondo al di fuori delle mura domestiche. Quindi era prevedibile un picco della domanda di microchip. Al contrario, le aziende che producono questo supporto elettronico (come la coreana Samsung e la taiwanese Tsmc) hanno preferito tagliare la produzione o comunque non l’hanno implementata abbastanza. È stato un errore di calcolo? Se così fosse, gli uomini d’affari alla guida di queste società sarebbero alquanto sprovveduti. Se, invece, cominciamo a pensar male possiamo dedurre che il taglio della produzione era finalizzato all’aumento del prezzo. Questo schema, però, è riduttivo. Partendo dalla cronaca, possiamo comprendere meglio le cause di ciò che sta avvenendo. 

Il chip crunch in Italia

Circa un mese fa, il colosso cinese degli elettrodomestici Candy-Haier ha bloccato la produzione di lavatrici nello stabilimento brianzolo di Brugherio. Il motivo? Non c’erano microchip da montare sulle lavatrici. Il sindacalista della Fiom Pietro Occhiuto non nasconde la sua preoccupazione (2): “Diversi delegati nelle fabbriche ci informano che in questa fase c’è una richiesta di cassa integrazione in aumento da parte delle aziende per la mancanza di materie prime, in particolare di microchip”. 

Se poi scendiamo lungo lo Stivale ci accorgiamo che anche il settore delle automobili ha risentito di questa crisi (3). In particolare la fabbrica di Melfi in provincia di Potenza. Lo stabilimento lucano della Fca è rimasto chiuso dal 3 al 10 maggio scorso per lo stesso motivo. Questa volta però non possiamo prendercela con gli Agnelli. Il problema riguarda tutta l’industria dell’automotive. La Ford ha bloccato la produzione del pick-up F-Series negli Stati Uniti e ha rallentato l’assemblaggio del Transit in Turchia. Ad essere travolte dalla mancanza di semiconduttori anche la Mercedes e la General Motors che ha chiuso lo stabilimento di Kansas City. Dalla Lucania al Kansas la produzione di auto non si sblocca se non riparte la produzione di microchip. 

Il nodo delle catene di valore 

Come si può notare non è affatto semplice sbrogliare la matassa. Saremmo infatti troppo superficiali se pensassimo che basta far pressione su chi produce questi componenti essenziali per venir fuori dalla crisi. La mancanza di microchip ha bloccato la catena globale del lavoro. Con quest’espressione s’intende il processo produttivo nel quale le imprese localizzate in nazioni diverse si specializzano in alcune fasi del processo stesso. Facciamo un esempio: una bicicletta disegnata in Italia viene assemblata in Albania con prodotti provenienti dalla Cina. È come un’immensa catena di montaggio dove i reparti sono dislocati in vari parti del mondo e fanno capo a diverse aziende. Se il nastro scorre tutto fila liscio, ma se si inceppa sono guai. E, tornando alla cronaca, a Melfi si blocca la produzione di auto perché mancano i microchip taiwanesi. A questo punto chiunque è portato a dire che è necessaria una risposta politica. Giusto, ma chi deve intervenire? I burocrati di Bruxelles o Palazzo Chigi?

Alla ricerca della sovranità digitale

La domanda è fuorviante e dunque qualsiasi risposta è destinata a portarci in un vicolo cieco. Partiamo dunque da ciò che sta avvenendo. Secondo la ricostruzione fatta da Andrea Muratore su Insideover (4): “Stati Uniti ed Europa hanno messo in campo piani per il reshoring (si riporta in patria la produzione di intere filiere)”. Gli Usa, dunque, anche grazie all’influenza che possono esercitare sulle cosiddette Big Tech, (5) si organizzano per evitare di dipendere da aziende straniere. 

L’Unione Europea starebbe studiando “una strategia da 30 miliardi di euro per creare una filiera interna al Vecchio Continente”. Questo reshoring europeo è caldeggiato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e da Kaja Kallas (Estonia), Sanna Marin (Finlandia) e Mette Frederiksen (Danimarca). L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: un cambio di passo sulla sovranità digitale. 

E l’Italia? Vogliamo continuare a dipendere da Berlino? No. Possiamo anche partecipare a questo progetto, basta volerlo veramente puntando sulle nostre eccellenze. Ad esempio la STMicroelectronics un gruppo franco-italiano, che è fra i maggiori produttori di componenti elettronici a semiconduttore al mondo. 

Scagliarci contro i burocrati di Bruxelles rischia di essere controproducente. L’Ue e i trattati su cui si poggia rispecchiano (come è stato detto varie volte, anche su queste pagine) gli attuali rapporti di forza e le ideologie dominanti (anche a casa nostra). Questo non vuol dire diventare “seguaci di Emma Bonino”, ma al contrario, dobbiamo sentirci europei in quanto italiani e non viceversa. Come ebbe ad affermare Benito Mussolini nel 1944: “La distinzione non è sottile, ma fondamentale”. 

1. Perché i microchip sono così importanti. Origini e cause della crisi globale. Agi, 14 Aprile 2021  https://www.agi.it/economia/news/2021-04-14/chip-crisi-cause-semiconduttori-cosa-sono-12147886/

2. Crisi mondiale dei microchip, cos’è e perché mina la ripresa economica post Covid. di Fabio Lombardi Il Giorno 09 Aprile 2021 https://www.ilgiorno.it/economia/crisi-microchip-1.6227376

3. Stellantis, Ford e non solo: tutti gli effetti della carenza di microchip. Di Giusy Caretto StartMag 05 Maggio 2021 https://www.startmag.it/smartcity/stellantis-ford-e-non-solo-tutti-gli-effetti-della-carenza-di-microchip/

4. Stati e imprese alle prese con la crisi del “Chipageddon” di Andrea Muratore Insiderover.com 03 Maggio 2021 https://it.insideover.com/tecnologia/stati-e-imprese-alle-prese-con-la-crisi-del-chipageddon.html

5. Stati e Big Tech: chi comanda? Di Salvatore Recupero Polaris sito web 23 Febbraio 2021 https://www.centrostudipolaris.eu/2021/02/23/stati-e-big-tech-chi-comanda/