Antropologia Sociale

(A)SOCIAL NETWORK – La rete tra interessi economici e politici

La rete in cui c’impigliamo tutti ogni giorno di più è così libera?

Ed è così vero che ci aiuta a comunicare e a farlo dal basso?

di Paolo Caioli – Laureato in comunicazione politica

Il numero di utenti Facebook in Italia ha segnato negli ultimi due anni e mezzo un aumento del 400%,  raggiungendo, a Luglio 2011, la cifra di quasi 20 milioni di iscritti. Attualmente quindi circa un italiano su tre ha un profilo personale sul noto social network. Interessante è poi la distribuzione per età del popolo FB, sorprendentemente (ma non troppo considerando anche la natalità in calo nel nostro paese) solo il 17% degli utenti hanno 18 anni o meno, il 20% è nella classe di età 19-24 anni, il 13% tra i 25 e i 29 anni, il 14% tra i 30 e i 35, ben il 18% tra i 36 e i 45 anni, quasi un 10% tra i 46 e i 55 anni e infine più del 5% oltre i 56 anni.

La cosiddetta primavera araba e le rivolte in Inghilterra hanno riportato l’attenzione sull’uso dei social media in relazione alla loro funzione di vettori della libertà d’espressione e della democrazia. Il loro uso da parte delle popolazioni nordafricane è stato incensato e lodato, identificato come strumento indispensabile e prezioso per favorire la circolazione del libero pensiero, ma anche come mezzo “tattico” per organizzare sul territorio riunioni o proteste. In tutt’altro modo si è invece parlato di Facebook e  di Twitter quando sono stati impiegati nelle proteste inglesi dell’Agosto scorso : le autorità parlavano allora di un “utilizzo irresponsabile da parte della feccia dei rivoltosi”(1), tanto che le autorità inglesi si erano già attrezzate per bloccare l’accesso  ai social network. Insomma si a FB, Twitter e compagnia bella, ma solo se servono per criticare e rivoltare regimi non occidentali, meglio ancora se autoritari e nazionalisti.(2)

Un mare o un acquario?

Così facendo però che resta della tanto sbandierata libertà della rete? I grandi social network sono un mare nel quale si può navigare liberamente oppure sono solo un acquario nel quale gli utenti come preziosissimi pesci ornamentali hanno solo la funzione di rendere ricchi i proprietari della vasca? Il fatto è che FB o Twitter non sono aziende così radicalmente diverse dalla Nike o dalla Coca-Cola, entrambe (come tutte le aziende commerciali) hanno come principale obiettivo quello di aumentare ogni anno il proprio fatturato, oltre chiaramente a quello di contribuire alla stabilità del sistema mondiale nel quale operano. La differenza è che nei social network, invece della foggia o del sapore, il vero valore è nei contenuti prodotti dagli stessi utenti dei network. Inoltre tutti gli iscritti,  grazie alle preferenze espresse con i notissimi “mi piace”, rappresentano un bacino pubblicitario non solo enorme, ma estremamente redditizio, poiché accuratamente segmentabile per età, preferenze sessuali, livello socioeconomico, residenza, gusti culinari, televisivi e cinematografici, orientamento politico, culturale e molto altro ancora… 

Il Cloud Computing(3) poi, verso il quale prima o poi il singolo utente privato con tutta probabilità approderà definitivamente,  rappresenterà l’ultimo auto-sequestro perpetrato ai danni della propria libertà di pensiero. E’ facile immaginare che, come già avviene con i social network, i dati e le informazioni non solo saranno disponibili ai fornitori del servizio, ma anche ai criminali e alle strutture di controllo di ogni livello.

1. Non si può non notare la somiglianza dei fatti inglesi con le rivolte francesi delle banlieu nel 2005. La promessa e fallita integrazione (per lo più di immigrati di seconda o terza generazione, ma anche dei francesi più poveri) e la negata partecipazione al benessere, alla vita sociale e politica hanno dato vita ad aspri e prolungati scontri, lì però, non essendo ancora diffuso Facebook, si utilizzavano mail e sms per organizzare le azioni. In Inghilterra si è verificato qualcosa di non troppo diverso : anche qui si sono promossi gli immortali valori della ricchezza e del denaro, si è reso l’accesso all’università gravoso economicamente per i più poveri, si sono infrante tutte le prospettive  di un lavoro dignitoso e quindi di un futuro, infine si è creata tanto la più piccola (e ricca) classe di tutta Europa che la porzione di popolazione più consistente (e stracciona) d’Europa. Viene da chiedersi semmai perché le rivolte si siano prese così tanto tempo prima di deflagrare.

2. Si sa che per multinazionali, banche e governi occidentali non c’è nulla di peggio di un paese che gestisca autonomamente le proprie risorse naturali come il petrolio o il gas. Ma siamo impazziti? Puoi uccidere e seviziare il tuo popolo ma, per favore, lascia ai privati la gestione delle risorse strategiche nazionali. Che dire poi del fatto che le banche libiche, come molte altre in Medio Oriente, prestavano denaro a tasso zero, senza interessi? Queste violazioni dei diritti umani erano veramente troppe per non intervenire bombardando i civili di Tripoli.

3. Questo insieme di tecnologie permette di far risiedere fisicamente tutti i file degli utenti non più nei propri computer ma direttamente nei server delle aziende che ci forniscono i servizi di accesso alla rete, anche i programmi risiederanno non più negli hard disk privati ma saranno disponibili in remoto.

Tratto da “Rivista Polaris n.7 – IL FANTASMA DELLA LIBERTÀ” – acquista qui la tua copia

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