Editoriale

Milei in Argentina: dollarizzazione o “Ode alla New York del Sud?”

La vittoria in Argentina del liberista filoamericano Milei, paladino della dollarizzazione, comporta un’incognita non solo sul futuro della sua nazione ma, al tempo stesso, su quello dell’Europa e della Spagna. Infatti, tra un mese scade la presidenza europea affidata a Madrid e gli accordi commerciali tra UE e il Mercosur latinoamericano (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) difficilmente andranno in porto entro la scadenza, cosa su cui contava Sanchez. Gli accordi potrebbero non solo slittare ma addirittura saltare. L’Argentina potrebbe addirittura uscire dal Mercosur, almeno stante alle proposte demagogiche di Milei che sogna di fare di Buenos Aires una succursale di New York.

Il nuovo presidente fonda la sua intenzione sulla potenza raggiunta dal Dollaro in Argentina, dove nell’ultimo anno, fronte a un’inflazione del 140%, il cosiddetto “dolar blu”, al mercato nero, è triplicato. Per Sanchez, questa complicazione non rientra davvero in una congiuntura positiva. Ha appena ricostruito una maggioranza risicata con tutte le sinistre e con i separatisti baschi e catalani, aprendo una delicatissima fase interna. Se non riesce a portare a casa il risultato con il Mercosur e se non riesce a far fronte alle tensioni mediorientali che complicano le forniture e i costi del gas, il suo governo potrebbe essere travolto.

Il Piano Mattei si conferma d’importanza strategica, e non solo per l’Italia
Gabriele Adinolfi

Non è solo una faccenda interna. L’economia europea è sotto assedio da tempo e per non venirne travolta sono necessari accordi seri sia con l’America Latina che, in modo differenziato, con l’Asia, dove però il CAI con la Cina è ancora congelato. Sempre più importante si rivela il quadrante africano, sconvolto dai golpe in Sahel, dove la linea del “Piano Mattei” si conferma d’importanza strategica non solo per l’Italia.

Gabriele Adinolfi

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